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Alla guida, Fuori tema e riflessioni, Papà e lavoro, Scienza, Tempo libero, Vita in famiglia - Nov 17, 2009

Lasciate che il padre stia in sala parto

Lasciate che il padre stia in sala parto

Una lettera aperta di un padre, pubblicata su Libero, esprime in gran parte una somma di sentimenti comuni in cui è facile ritrovarsi.

Ho visto nascere tre dei miei quattro figli. Per la prima, Alice, che adesso ha 17 anni, non arrivai in tempo: alla sera mi dissero di andare a casa e stare tranquillo, rientrai in ospedale, a Torino, la mattina presto e mentre salivo le scale sentivo già i suoi primi vagiti. Il secondo, Lorenzo, l’ho visto nascere di notte in un grande ospedale di Milano. Ambiente un po’ squallido, tanta paura. Era fine novembre, fuori faceva freddo, dentro quelle stanze ancora di più. Provai paura e poi fiocchi di gioia. La terza, Sara, l’ho vista nascere a Monza, all’inizio del nuovo millennio. Era giugno, era notte, c’era la speranza e il profumo dell’estate che doveva arrivare. La bimba, invece, sembrava non dovesse arrivare mai. Fu un’attesa lunghissima di cui non posso ricordare i momenti dolci perché mia moglie s’arrabbia, lei che di quella notte ricorda soprattutto l’infinito dolore. La quarta, Camilla, è nata al San Raffaele, e ricordo quel giorno d’ottobre come un lampo di luce dentro il periodo più buio. Da quando l’ostetrica mi chiamò in ufficio («è meglio che venga») alla nascita passò poco più di un’ora. La bimba uscì rapidamente e mi fissò subito con quegli occhi con cui mi guarda ancora oggi quando dice: «Ma papà…». Le feci il primo bagnetto.

Perché le ho raccontato tutto questo? Non lo so. Forse per dirle che a quei momenti tengo tantissimo, penso che siano fra i più belli della mia vita. Devo dirlo piano, non deve sentirmi mia moglie perché a lei non va giù la retorica del parto. Se sentisse parlare di intimità e di “ambiente soave”, come fa lei, metterebbe mano alla pistola. Dal momento che ha sempre sofferto tantissimo, non posso darle torto. Però, ecco, a me sarebbe dispiaciuto essere escluso da quei momenti. Non sono un padre molto presente, gli impegni mi tengono spesso lontano dai figli. Se fossi rimasto lontano anche lì, oggi mi sentirei peggio. Tu chiamalo, se vuoi, egoismo. Sì, alla fine penso che la presenza dei padri in sala parto sia soltanto una forma di legittimazione, una rivendicazione di ruolo da parte di chi il ruolo rischia di perderlo sempre più. Siccome si è sempre meno padri durante la vita dei figli, si cerca di esserlo almeno al momento della nascita. Come se si potesse essere utili, come se contasse qualcosa. Invece è chiaro che non è così. Non so se, come dice il ginecologo in questione gli uomini in sala parto siano dannosi. Di certo so che sono inutili. E se una sensazione conservo di quei tre “magici momenti” non è come dicevano i miei amici lo spavento, l’impressione, la gioia o la tenerezza. È l’impotenza. L’assoluta e micidiale impressione di non poter fare proprio nulla. Eppure io ne sono geloso, non li scambierei per nulla al mondo, neppure per la vittoria del Torino in Champions League (e ho detto tutto). Spero che anche mio figlio possa goderne. E perciò mi auguro davvero che lei abbia ragione quando dice che il ginecologo chiederà presto scusa e che anche questa trovata, così vecchia e perciò così nuova, finirà per dimostrarsi quel che è, cioè solo un modo per garantire al suo inventore un maxi gettone per qualche conferenza in più.

QUI la lettera.

2 Commenti a questo post

  1. MammaTuttoFare Says:

    Mio marito ha assistito alla nascita di entrambi i nostri figli, tu dici che la presenza del papà in sala parto è inutile, mio marito pensava di fare la figura del soprammobile. Praticamente posso essere d’accordo con te, ma psicologicamente non hai idea, per una donna, che in quei momenti si sente al massimo della vulnerabilità, di cosa voglia dire sapere che tuo marito è lì, al tuo fianco, a proteggerti se ne avrai bisogno o solo a sostenerti con la sua presenza.
    E poi, la nascita di un figlio è l’inizio di una nuova famiglia, che parte da un’uomo e da una donna, quindi
    W i papà in sala parto!

  2. Daddy Blogger Says:

    Assolutamente d’accordo. Si intende ovviamente l’inutilità oggettiva (almeno credo fosse ciò a cui il papà della lettera faccia riferimento), ma la vera famiglia inizia proprio da lì, dalla sala parto.
    E non lo dimenticherò mai.
    Grazie del commento.

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